30 novembre 2010

Chêne, profumo di fauno

"Conosco un ciglio dove il timo selvatico fiorisce,
Crescon le margherite e reclinano il capo le viole,
Coperto da un padiglione di fin troppo rigoglioso caprifoglio,
Con dolci rose muschiate e roselline di macchia"
W. Shakespeare - Sogno di una notte di mezza estate

L’odore di un bosco autunnale, dove si possono percepire non solo il legno, ma l’intero albero spoglio, le sue radici coperte di polvere, il fogliame secco intaccato dalle gocce di resina stillate dalla corteccia, un cavo contenente un alveare, il muschio e le foglie d’edera: questo è Chêne di Serge Lutens che qui esprime la sua consueta sontuosità scegliendo, rispetto alle precedenti creazioni, un lessico nuovo ed inatteso fatto di umori secchi, perfino accennatamente amarognoli che gli conferiscono un carattere marcatamente maschile.

Chêne è l'aroma di un bosco autunnale e fatato, è l’odore del giacilio di Oberon, re delle fate che ebbro dorme attorniato di fauni e foreste in tutta la loro abbandonata e grottesca sontuosità. Questo è ciò che suggerisce questa creazione chypre verde e legnosa  di Serge Lutens e Christian Sheldrake che dischiude a pieno tutte le sfaccettature attorno suo nome e rappresenta una notevole digressione dal candito, speziato e a volte fin troppo dolce tipico registro Lutens, senza però perdere il suo onirico stile distintivo.
 

Chêne, faunus smell

"I know a bank where the wild thyme blows,
Where oxlips and the nodding violet grows,
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses and with eglantine"

W. Shakespeare - A Midsummer night's dream

The smell of an autumnal wood, where you can smell not only the timber, but the whole naked tree, its roots covered in dust, dry foliage glued by the resins drops oozed from the bark, a hollow with a beehive inside, moss and ivy leafs. Lutens expresses here his usual sumptuousness choosing new unexpected words: Chêne has a dry, even slightly bitter mood that confers to it definitely a masculine character.

Chêne is the aroma of a fairy wood, it suggests how the king of fairies Oberon’s couch smells, picturing images of him drunk surrounded by fauns and forests in all their neglected grotesque sumptuousness. This is the suggestion this woody-green creation by Serge Lutens and Christian Sheldrake suggests to me as it fully discloses all the facets around its name and represents a remarkable digression from the candied, spiced and few times even too syrupy Lutens classic register without losing its surreal distinguishing style.

20 novembre 2010

Orris, intensa bellezza


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Di Andy Tauer mi è sempre piaciuto l'entusiasmo con cui pure nel suo blog ammette di giocare con la profumeria a fare un po Harry Potter nella cucina di casa sua. Mi pare di vederlo coi suoi occhialini mentre sperimenta ricette di cucina usando contaminazioni dal mondo dei profumi come piatti con fiori di gelsomino e viceversa di contaminando i profumi con materie prese dalla cucina stessa come le spezie tipo la cannella.
Il risultato a volte è sorprendente perchè porta a qualcosa di inaspettato e non banalmente edibile. Il bello è che questi esperimenti inizialmente nascono per pura verve creativa fuori da ogni regola, quindi senza vincoli di commerciabilità. Il rovescio della medaglia è poi la difficile produzione su larga scala a causa di materie prime molto costose e a volte difficili da reperire in larghe quantità. E' il caso di un esperimento meraviglioso che risale al 2006 e che poi Andy produsse per un breve periodo di tempo in numero limitato di pezzi: Orris è il nome di questo esperimento ed è fortunato chi ne possiede almeno un assaggio come me.

Credo che la scelta del nome Orris invece che Iris non sia casuale ma sia voluta per rimandare immediatamente alla mente la radice dell'iris (in inglese orris root) e non il fiore. Orris è una delle interpretazioni dell'iris (di cui si usa sempre e solo il rizoma in profumeria) più particolari e atipiche, simile a nessun'altra che esalta l'aroma della radice al suo stato più selvaggio e terreno senza volerla tramutare nell'idea eterea e polverosa di un fiore incipriato e diafano.  

Orris, dramatic beauty


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I always liked Andy Tauer for the enthusiasm that also in his blog he admits to put in playing like Harry Potter with scents in his kitchen. I can imagine him with his small glasses while trying to make some food recipes with contaminations from the world of perfumery like dishes with jasmin flowers and viceversa contaminating perfumes with raw materials taken from the kitchen, for example spices like cinnamon.
The result is sometimes surprising because it leads to something totally unexpected and not banally edible. The good thing is that these trials at the beginning start as pure creative verve without any rule, hence without marketability constraints. On the other side there's a difficult large scale production due to very expensive raw materials and sometimes hard to find in large amounts. This is the case of a wonderful experiment made in 2006 that later Andy produced for a very short period in a limited amount of pieces: Orris is the name of this trial and you can consider yourself lucky having at least a tiny bit of it like me.

I guess the choice of the name Orris instead of Iris hasn't been made by chance but wanted to immediately suggest in mind the idea of the orris root and not the flower. Orris is one of the most particular and atypical iris interpretation (which root only is used in perfumery), similar to no other one because it emphasize the aroma of the root to its wildest and earthy state without morphing it into the ethereal and powdery idea of a powdered sheer flower. 

11 novembre 2010

Djedi, la polvere dei secoli

"Egli può mozzare la testa di una creatura vivente e riattaccarla di nuovo; egli può far si che un leone lo segua e conosce i segreti della dimora del dio Thoth"
Flacone di Georges Chevalier per Baccarat
Secondo Roja Dove è "il profumo più secco di tutti i tempi" mentre per Luca Turin è un "vetiver terribilmente animale". Di certo non è il profumo più secco che abbia mai sentito ma quello più intimamente ombroso, austero e mistico di sicuro. C'è un'aura di sacralità in questa fragranza che sin dall'apertura copisce l'attenzione e già dalle prime note esperidate e più solennemente verdi (artemisia?) è chiaro che la gioia non è verbo del suo linguaggio. Dalle note di testa, chiudendo gli occhi vedo lame di luce che dalle poche aperture di un'architettura imponente tagliano il buio sordo di cui non si percepisce nulla, solo in queste lame si intravede la polvere dei secoli volteggiare. Niente si vede di ciò che ci circonda, si percepisce solo l'umidità che sale dalla pietra lungo le gambe. Intorno c'è solo la tenebra avvolgente ed è come se stringesse in un abbraccio e poggiando il suo petto sulla schiena facesse sentire il suo respiro profondo e greve. È come se qualcuno possedesse la conoscenza millenaria al di la del bene e del male e volesse farcene dono, un dono oscuro, amaro, il cui immenso tesoro è solitudine e introspezione. E' il viaggio nell'ade di un novello Orfeo, dimentico dell'amore e delle speranze, un orfeo la cui Euridice è dannata per sempre e la cui discesa porterà ad una rassegnazione cosmica, un pianto senza lacrime, quasi provando compassione e rimpianto per chi non possiede questo fardello.

Djedi, the dust of centuries

"He can smite off the head of a living creature and restore it again; he can make a lion follow him; and he knows the secrets of the habitation of the god Thoth"

Bottle by Georges Chevalier for Baccarat
According to Roja Dove it's "the driest perfume of all time" while according to Luca Turin is a "tremendous animalic vetiver". For sure Djedi is not the driest perfume I've ever smelled but the most intimately gloomy, austere and mystical one. There's a sacred aura in this fragrance that claims attention and since the first hesperidic and more solemn green (artemisia?) notes it's clear that joy is not a word of its language. From the top notes, closing my eyes I can see blades of light coming from the few holes of an imposing architecture and cutting the hollow darkness where you can't perceive anything, just through these blades you can glimpse the dust of centuries floating. You can't see things around, you can just feel the humidity rising from the pavement along your legs. Around it's only enveloping darkness and it's like it would hug you tight leaning his chest on your back he'd make you feel his deep and heavy breath. This creature, having millenary wisdom beyond good and evil, wants to gift it to you, an obscure, bitter gift, which huge treasure is loneliness and introspection.
It's a trip to hell of a new Orpheus, forgetful of love and hopes, an Orpheus whos Eurydice is damned forever and whos descent will lead to a cosmic resignation, a tearless cry, almost feeling compassion and regret for who doesn't have this burden.

06 novembre 2010

Barry Lyndon di Maria Candida Gentile Maître Parfumeur

Queste mattine autunnali dall'aria più fredda, gli alberi che sfoggiano colori dall'oro al bruciato e la luce ancora calda del sole dopo giorni di pioggia incessante mi fanno venire voglia di contatto con la natura prima che vada in letargo. In questi giorni desidero sentirmela addosso con aromi più verdi, di immergermi "nello spirito silvestre, d'arborea vita vivente".
Spruzzo, chiudo gli occhi, inalo e m'immagino una mattina carica di bruma, il calpestare sordo degli zoccoli sull'erba madida, l'aria frizzante che sale dalle narici e l'odore della brughiera. Forse anche Maria Candida Gentile deve avere immaginato tutto questo componendo Barry Lyndon, sua ultima creazione presentata a Pitti Fragranze 2010. 

Mentre racconta l'idea per questo profumo nata in una mattinata sui prati della Valle d'Aosta ancora il volto le si illumina nel rimando al film di Kubrik tratto dall'omonima novella di W. M. Thackeray. In particolare l'ispirazione nasce dalla scena in cui Barry Lyndon dopo un duello fugge avventurosamente nella brughiera irlandese solo con in tasca venti ghinee. Kubrik per il film non volle l'ausilio di luci artificiali per far si che la fotografia fosse particolare, naturale, quasi emula dei quadri di Hayez. Così pure la capacità di emozionarsi di fronte alla natura e alle corrispondenze che essa ci evoca e di ricercarla è una costante del percorso creativo di questa Signora del profumo, la sua vis narrativa che qui si traduce in una poesia tra le pagine di un antico erbario rilegato in cuoio, con le erbe essicate sotto pressa tra i fogli porosi e ingialliti dal tempo.

Barry Lyndon by Maria Candida Gentile Maître Parfumeur

These fall mornings with the colder air, trees showing colours from gold to burnt and  the still warm sunlight after rainy days make me craving for some contact with the nature before it hibernates. In these days I desire to feel it on my skin with greener aromas, to dive "into the sylvan spirit, living life like a tree". I spray, close my eyes, inhale and it makes me think of a misty morning with the hollow trampling of hooves on the drenched grass and the sparkling air coming up the nostrils bringing the moorland smells. Maybe also Maria Candida Gentile could have imagined all of this while concocting Barry Lyndon, her last creation launched at Pitti Fragranze 2010. 

While describing the idea for this perfume born in a morning on the meadows in Aosta Valley, her face still shines thinking at Kubrik's movie based on W. M. Thackeray's novel of the same title. In detail the inspiration comes from a cross-reference with the scene in which Barry Lyndon after a duel runs adventurously away through the irish moorland with just twenty guineas in his pocket. For the movie Kubrik didn't want artificial lights to be used in order to have a particular light design, natural, almost similar to the one in Hayez paintings. As well getting excited by the nature and the likenesses it recalls us and always looking forward to it it's a constant of the creative path of this perfume's Lady and her narrative strength that here becomes a poem on the pages of an ancient leather-bound herbal, with dried herbs pressed between the yellowed by the age porous sheets.

05 novembre 2010

Esxence 2011 - Save the Date


Finalmente è stata annunciata la data della terza edizione di ESXENCE - The Scent of Excellence, l’evento della Profumeria d’Arte, che si terrà a Milano dal 31 marzo al 3 aprile 2011 presso il Palazzo della Permanente di Via Turati. Gli organizzatori, rinnovando il proprio valore di evento artistico e dando visibilità ad eccellenze che presentino requisiti di qualità e coerenza, preannunciano per questa edizione numerose novità e collaborazioni eccellenti.

Finally it's been announced the date with the third edition of ESXENCE - The Scent of Excellence, the event of artistic Perfumery that will be held in Milan, from March 31 to April 3 2011 at Palazzo della Permanente, Via Turati. The promoters, reaffirming its value of artistic event giving visibility to excellent brands matching quality and consistency, announce in advance for this edition a lot of novelties and excellent collaborations.

01 novembre 2010

Smell in Black: impressioni al termine della notte

Si è concluso ieri l'appuntamento di Smell in Black, una tre giorni di appuntamenti dedicati alle sfumature olfattive di tutti i significati del nero. Nero come il bistro delle femme fatale, nero come colore della notte popolata di miti, di riti e magia, nero come l'abisso da cui rinascere a nuova vita. Purtroppo sono riuscito a partecipare solo all'incontro "Un'ombra di profumo - tra vertigini e passione", un viaggio olfattivo al termine della notte accompagnati da Francesca Faruolo organizzatrice di Smell Festival, supportata da  Cristina Ganz (alias Lady in Black) e da Giovanni Padovan della Profumeria al Sacro Cuore di Bologna.
In cinque passi dal crepuscolo all'aurora, Cristina ci ha guidato in un percorso dialogato tra le fragranze degustate, descrivendo sensazioni e impressioni scaturite da esse, il tutto sapientemente illustrato da Francesca con sinestesie di letture e filmati da Matilde Serao fino a Chocolat di Lasse Hallström's a molti altri.

Smell in Black: a journey to the end of the night

Yesterday it's ended the Smell in Black event, three days of meetings dedicated to black in all its shades and olfactory meanings. Black as the bistre of femmes fatales, black as the colour of the night crowded of myths, rituals and magic, black like the abyss from where rebirths a new life. Unfortunately I've been able to attend only to the meeting "A shadow of perfume - among vertigo and passion", an olfactory journey to the end of the night guided by Francesca Faruolo one of the Smell Festival promoters, supported by Cristina Ganz (alias Lady in Black) and Giovanni Padovan of Profumeria al Sacro Cuore in Bologna.
In five steps from dusk to dawn, Cristina guided us through a talk-path among the smelled fragrances, describing sensations and impressions from them, all well illustrated by Francesca coupling readings and movies from Matilde Serao to Lasse Hallström's Chocolat to many others.
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