14 agosto 2011

Robert Piguet: Futur (1967-2009)

"Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse
"
G. D'Annunzio - La pioggia nel pineto

Parlando di profumi vintage è sorprendente come a volte ci capitino sotto gli occhi dei tesori inattesi, quasi fossero lì ad aspettarci sonnecchiando in un negozio o tra le pagine del web, proprio come qualcuno che passeggiando in un campo inciampi in un'anfora greca. Così è successo a me e Nyneve navigando in rete di imbatterci in questo rarissimo parfum vintage. Fortuna ha voluto che fosse anche perfettamente conservato nella sua verdissima modernità.
Futur venne creato nel 1967 dalla Maison Robert Piguet nel tentativo di rilanciare una griffe che pativa la decadenza sentita anche nel lancio poco fortunato di Cravache del 1963 e venne poi discontinuato nel 1974. Certamente a contribuire allo scarso successo delle due fragranze fu anche la chiusura delle boutique da parte del couturier nel 1951 e la sua successiva morte nel 1953. Cravache, un fougère maschile di impianto classico tuttavia sopravvisse a lungo mentre Futur col suo fondo morbido e asciutto era probabilmente troppo moderno per essere capito dalle donne dell'epoca.

Eero Aarnio - "Ball chair"
Il periodo è quello dell'era spaziale dove negli abiti come nel design regna forme pulite e geometriche come la Ball-chair di Eero Aarnio ed i materiali plastici di nuova generazione. La donna, assieme ai tagli à la garçonne di Vidal Sassoon, riscopre la sua indipendenza e rivendica la parità con l'uomo: siamo ad un passo dalle lotte femministe ed anche nelle fragranze ritornano erbe e legni decisamente unisex.
Futur certamente riletto col naso di oggi non coglie nel segno regalando un aroma tutt'altro che futuristico. Nonostante porti degli elementi del suo tempo come l'apertura di note verdi e giacinto, nel 1967 doveva suonare comunque contemporaneo seppur classico grazie a piccoli dettagli spigolosi rispetto alla sua superficie liscia e lucida,  così contemporaneo da non essere probabilmente capito se non ai giorni nostri, dove potrebbe essere venduto tout court come fragranza maschile di nicchia.

Il parfum parte col verde acuto dell'olio essenziale di galbano ammorbidito da un tocco di bergamotto ma subito reso più intenso da un mazzetto aromatico in cui spiccano la radiosità quasi floreale dell'alloro ma anche l'amarezza di rosmarino e timo così intensi da ricordarmi per un istante l'apertura di Chamade a cui si fosse sovrapposto per sbaglio Chêne di Serge Lutens. Solo il tipico tocco del giacinto lascia intravedere un abbozzo di femminilità asciutta come la silhouette androgina di Twiggy.
Lentamente dell'accordo aromatico resta una traccia che si fonde col cuore floreale del profumo di morbido gelsomino rinfrescato da un nonnulla di rosa di maggio, tutto appena sussurrato.
Il colpo di scena in questo parfum si ha nel finale dove si insinua a gran voce il basso continuo ruvido dell'accordo vetiver-patchouli che riprende le tinte verdi dell'apertura con un pizzico di galbano resinoide, piu scuro ed umido. Infine un sottofondo poudré con accenni animali e cuoiati fa risaltare ancora di più l'aspetto terroso, quasi salmastro dell'acetato di vetyverile forse a rendere l'idea di vegetazione costiera, del fiore di tamerice da cui prenderebbe ispirazione il profumo.

Tamerici in fiore
Casualmente tempo fa un'altra cara amica, Woody Freak, mi aveva regalato un campioncino anche della versione eau de toilette vintage così ho potuto raffrontare le due concentrazioni e fare un parallelo con l'attuale eau de parfum formulata da Aurelien Guichard di Givaudan.
Nell'eau de toilette tutte le tonalità sono ovviamente più luminose, specialmente nel fondo dove i legni sono appena accennati anche se non mancano timide l'amarezza del timo e l'umore salmastro del fondo. L'eau de parfum attuale tenta senza riuscirci di riprodurre la linea dell'eau de toilette più che del parfum. Peccato che Monsieur Guichard abbia scelto di smussare ogni nota interessante nell'apertura prediligendo il giacinto e il fogliame inoffensivo tipo triplal al temperamento del mazzetto aromatico originario. Davvero peccato infine per le note di fondo che potevano essere l'occasione d'oro per riportare alla luce tutta l'attualità di questo jus centrato sul vetiver così affascinante che conosco parecchi signori che ne rimarrebbero rapiti. Invece si è preferito non rischiare con un bel fondo muschiato ed accenni secchi tipo cedro, confortevole certo, ma lontano kilometri da quella brezza salmastra tra le tamerici in fiore.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho la fortuna di averti come spacciatore di profumi :-) e quindi questa meraviglia l'ho già provata..con tutta la mia buona volontà, pur apprezzando gli accordi, il vintage, il galbano ecc ecc sulla mia pelle questo profumo muore, diventa noioso e grida "vade retro" come davanti a un maniaco in trench ai giardinetti pubblici. Molti profumi con venature del genere mi regalano lo stesso banale risultato. La cosa strana è che quelli che hanno il permesso di starmi vicino vicino :-) si entuasiasmano del risultato ma sono io a non amare questo tipo di composizione su di me. L'unico del genere ad avermi regalato una bella sensazione è stato Ivoire de Balmain e, allontanandomi un po' da questo percorso, trovo che Cristalle di Chanel sia l'unico a rendere su di me giustizia a questa tipologia. L'ho scoperto in 5 liceo e gli sono stata fedele per ben 3 anni (record!) e ancora adesso mi beo della sua edt - l'edp mi pare qualitativamente inferiore.
Sono sempre più convinta che la pelle abbia una sua saggezza e penso che la complessa alchimia di questi piacevoli o spiacevoli incontri vada assecondata. E sono quasi certa che non siamo noi a scegliere il profumo ma il profumo a scegliere noi. In Sangria veritas! :-)

Gretel

Magnifiscent ha detto...

Hola Gretel e bentornata!
Capisco ciò che dici, forse è proprio la famiglia olfattiva che non è nelle tue corde con quel verde così impertinente a volte.
Ivoire purtroppo l'ho sentito nella sua formulazione attuale e seppur gradevole con i suoi toni saponosi è decisamente più bon chic e con meno tensione di Futur.
Quanto a Cristalle credo sia un capolavoro di Henri Robert che ha fatto scuola a molti quindi come non darti ragione. Anche in quel caso l'alchimia è decisamente più morbida di Futur che proprio per il suo fascino spigoloso, ironia della sorte, non ebbe futuro.

Anonimo ha detto...

Bene, bene, sono contenta che ti sia servito!

Diakranis

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