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| Rosso Plastica - Alberto Burri (1964) |
Come messaggi in bottiglia, le emozioni che un creatore riesce ad esprimere in un profumo, arrivano forti e chiare a chi le sa cogliere. Intenso, così ho sentito
Mon nom est Rouge al primo sniffo. Ho intuito subito che voleva parlarmi di un sentimento viscerale, forte, ma per capirlo fino in fondo sono andato a leggermi il bel romanzo del premio Nobel turco
Orhan Pahmuk che ha ispirato
Majda Bekkali. Pahmuk disegna un arazzo fitto, in cui ogni personaggio è come un filo di colore diverso che racconta il suo punto di vista della storia, quella di un omicidio. Le vere protagoniste però sono l'arte e la cultura islamica che si scontrano e si fondono a quelle occidentali. Parigina di origini nordafricane, Majda racconta che quelle pagine l'hanno toccata profondamente riportandola alle sue radici, così ha pensato di tradurle in un profumo. Forse per questo sentito comune in bilico fra oriente ed occidente Majda ha scelto di sviluppare con
Cécile Zarokian la sua idea.